I.P.R. Pisa - La Scuola

La Storia della Teoria Sistemico Relazionale

La psicoterapia sistemico-relazionale della famiglia prese origine prevalentemente in America, come approccio originale ed innovativo, negli anni ’50. In tale contesto, il movimento di terapia familiare ha ricevuto impulso sia dai noti studi sulla comunicazione svolti a Palo Alto, in California, che dal lavoro pionieristico svolto con le famiglie in varie cliniche della costa est degli Stati Uniti. Fu lì che clinici di precedente formazione analitica modificarono alcuni loro assunti di base, in particolare evidenziando la centralità della relazione e l'utilità del lavoro con l'intero sistema familiare, mentre le ricerche di Gregory Bateson sulla comunicazione, il movimento della cibernetica e la Teoria Generale dei Sistemi di Von Bertalanffy fornivano una cornice teorica per questi sviluppi applicativi. Nel campo della salute mentale, le famiglie trovarono così uno spazio sempre maggiore nel trattamento dei problemi psicologici nel bambino e nell’adulto. Pur disegnando traiettorie evolutive in parte differenti, le due principali matrici dell’approccio sistemico non mancarono di influenzarsi vicendevolmente. Le ricerche di Palo Alto sulla comunicazione dettero impulso alla fondazione del celebre Mental Research Institute e allo sviluppo di strategie terapeutiche volte a modificare le interazioni familiari. Nella costa est degli Stati Uniti, invece, il background psicodinamico dei clinici impegnati nel trattamento delle famiglie – tra cui Nathan Ac¬kerman, James Framo, Murray Bowen e Ivan Boszormenyi-Nagy – portò allo sviluppo di approcci terapeutici più orietnati all’analisi degli aspetti emotivi e simbolici delle relazioni, oltre che al lavoro sui legami intergenerazionali. Dalle due matrici emergeranno e si diffonderanno le più importanti scuole di psicoterapia familiare. In Italia la psicoterapia relazionale approdò verso la fine degli anni 60, quando Mara Selvini Palazzoli aprì il suo Centro a Milano. Assieme ai colleghi Boscolo, Cecchin e Prata, riprese molte idee di Gregory Bateson, tra cui il concetto di mente come pattern che connette diversi sistemi legati da influenza reciproca e coevoluzione, e l’idea che la conoscenza sia un processo legato alla costruzione di mappe che non coincidono con la realtà ma di essa forniscono descrizioni e descrizioni di descrizioni. Da ciò derivò l’idea delle ipotesi come preposizioni che collega¬no tra loro altre preposizioni descrittive e di un agire terapeutico che, attroverso la stratificazione di ipotesi, crea una struttura cognitiva dinamica che connette fatti e significati. A Roma, Luigi Cancrini si occupò delle componenti familiari (e sociali) connesse al comportamento di giovani adolescenti tossicodipendenti, muovendo da presupposti epistemologici coerenti con le teorie sistemiche e l’ecologia della mente di Bateson. Nello stesso periodo, Maurizio Andolfi, dopo un’intensa esperienza di lavoro negli Stati Uniti, aprì la sua Scuola a Roma. A partire dagli anni 80, l’evoluzione delle teorie cibernetiche coniugò il bagaglio dell’approccio sistemico con i nuovi impulsi ascrivibili al costruttivismo e al costruzionismo sociale. Dall’enfasi sui sistemi osservati, si passò ad una focalizzazione sui sistemi osservanti, ovvero sull’auto-riflessività e sulle premesse che i terapeuti adottano – più o meno consapevolmente – nel loro agire clinico. L’evoluzione di queste prospettive ha portato tanto ad una ramificazione di diversi approcci alla clinica sistemica – che comunque ha sempre mantenuto una particolare predilezione al considerare cruciali le dimensioni della relazione e del contesto – quanto ad ipotesi di integrazione delle diverse prospettive che oggi confluiscono in quello che viene definito approccio sistemico-relazionale alla psicoterapia.

Radici culturali dell'I.P.R.

L’impostazione culturale e teorico-clinica dell’Istituto di Psicoterapia Relazionale si è evoluta in sintonia con la storia del movimento di terapia familiare.All’inizio furono d’ispirazione i modelli “classici”, con particolare richiamo a studiosi e clinici come Gregory Bateson, Jay Haley, Paul Watzlawick, Salvador Minuchin, Murray Bowen, Carl Whitaker e Virginia Satir, nonché ai contributi italiani di Luigi Cancrini e Mara Selvini Palazzoli. I successivi sviluppi che hanno segnato il cammino della psicologia e psicoterapia relazionale, e tutto ciò che ha portato alla cosiddetta teoria della complessità, hanno poi informato anche l’evoluzione dei presupposti epistemologici della Scuola. Si è così sviluppata una concezione delle relazioni familiari come appartenenti ad un sistema dinamico caratterizzato da una continua tensione – e ricerca di equilibrio – tra coesione e differenziazione. Si è osservata sotto questa luce anche l’importanza dei legami intergenerazionali e dello stesso sistema terapeutico, alla cui efficacia contribuisce in modo decisivo la relazione. Da ciò è derivata una particolare attenzione alla figura del terapeuta – come persona oltre che come professionista – quale figura attivamente coinvolta in un processo di cambiamento fondato su competenze e coinvolgimento emotivo. Nel modello consenziente di Corrado Bogliolo, il terapeuta abbandona ogni tensione direttiva e si accosta ad una concezione di co-costruzione del processo terapeutico fondata sulla colleganza. Ciò implica che il terapeuta, pur dovendo maturare competenze metodologiche che ne connotano la posizione di responsabilità nell’evoluzione del percorso psicoterapeutico, non può prescindere da un lavoro su se stesso, sulle proprie emozioni, e sulle connessioni con la propria famiglia attuale e quella di origine. In definitiva, attraverso una congiunzione profonda col sistema, il terapeuta avvia un viaggio con la famiglia verso il cambiamento e la trasformazione.

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